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venerdì 14 giugno 2013

Curiosità 



  • Secondo il medico legale che effettuò l'autopsia sul corpo della giovane, risultò che la testa fu staccata dal corpo con una tecnica che solo un medico o un esperto di anatomia conosceva; così si suppose che l'assassino era un medico.

  • Nel 1971, a casa del dottor Gasparri (il suo datore di lavoro) arrivò una lettera anonima che diceva che Antonietta era morta durante un aborto e successivamente sarebbe stata trasportata in riva al lago, e quindi decapitata.

  • Nel 1987 un pescatore trovò un teschio umano nel lago. Si pensò che dopo 32 anni di distanza, poteva essere finalmente quello di Antonietta Longo, ma così non fu: il teschio sembrava appartenere a un uomo.

  • I carabinieri accertarono che Antonietta Longo fu decapitata nello stesso punto in cui fu trovato il suo corpo, perché il terreno sottostante era impregnato di sangue fino a una profondità di 12 centimetri.

I fatti 


Il cadavere di Antonietta Longo venne ritrovato casualmente il 10 luglio 1955 da Antonio Solazzi, meccanico e Luigi Barboni, sacrestano, durante una gita in barca sul Lago Albano. Fermatisi a riva presso Acqua Acetosa, Solazzi scoprì casualmente un cadavere femminile decapitato, nudo tranne che per un orologio al polso, in avanzato stato di decomposizione e con la parte superiore del corpo coperta da un giornale, una copia de Il messaggero datata 5 luglio 1955. I due, inizialmente spaventati dal ritrovamento, avvisarono le forze dell'ordine solo il giorno 12 luglio.

I carabinieri accertarono che la donna, di età compresa tra i venticinque e i trent'anni, era stata accoltellata più volte all'addome e alla schiena e infine decapitata. La testa non venne mai ritrovata. L'autopsia inoltre rilevò un aborto recente. L'avanzato stato di decomposizione rendeva difficile l'identificazione, anche per la difficoltà di rilevare le impronte digitali del cadavere.

Un elemento fondamentale per l'inchiesta fu l'orologio trovato al polso della donna: si trattava infatti di un modello molto particolare, di marchio Zeus, prodotto in soli 150 esemplari. Una ricerca svolta presso gli orafi di Roma e dintorni e il confronto con le denunce di scomparsa presentate nelle settimane precedenti il ritrovamento consentirono di identificare il cadavere come appartenente ad Antonietta Longo, una trentenne che lavorava come domestica presso la famiglia del medico Gasparri che ne aveva denunciato la scomparsa a fine giugno. Un successivo confronto con le impronte rilevate in casa Gasparri permise di concludere con certezza l'identificazione.

I carabinieri tentarono di ricostruire le vicende relative agli ultimi giorni di vita della donna. Scoprirono così che pochi mesi prima aveva ritirato tutti i suoi risparmi, depositandoli in una cassetta della stazione di Roma Termini e che in seguito aveva chiesto un mese di permesso ai suoi datori di lavoro. Dagli ultimi movimenti accertati, risultò che Antonietta Longo era uscita dalla sua abitazione il mattino del 1º luglio, con un biglietto ferroviario per il suo paese di origine, ma invece di recarsi alla stazione trascorse alcune notti in una pensione. La sua ultima traccia è una lettera ai suoi familiari, spedita la mattina del 5 luglio, in cui annunciava le nozze imminenti ("Fra poche ore sarò sua"). Questo particolare, unito alla data del quotidiano usato per coprire il cadavere, fece concludere agli investigatori che la donna era stata uccisa quel giorno stesso.

Furono eseguite ulteriori indagini sulla vita della donna e venne rintracciato e interrogato il presunto fidanzato, un uomo di nome Antonio, senza però arrivare all'incriminazione. Furono inoltre ritrovate presso il deposito della stazione Termini le valigie preparate dalla donna, con un corredo di tipo matrimoniale, ma nessuna traccia dei soldi ritirati pochi mesi prima (331.000 lire, somma ingente per l'epoca).

Il caso fu presto archiviato senza processo e non si riuscì a stabilire mai né il movente né l'assassino. Il corpo di Antonietta fu sepolto nel cimitero di Mascalucia.

Omicidio di Antonietta Longo


 
 
L'omicidio di Antonietta Longo è un fatto di cronaca nera avvenuto a Castel Gandolfo, in provincia di Roma, il 5 luglio 1955, che ebbe come vittima Antonietta Longo (1925), trentenne domestica in servizio a Roma. L'autore del delitto è tuttora ignoto.

giovedì 13 giugno 2013

Delitto di via Carlo Poma

 
Il delitto di via Poma è il nome con cui storicamente si ricorda l'assassinio di Simonetta Cesaroni, un fatto di cronaca nera avvenuto martedì 7 agosto 1990 nel palazzo di via Carlo Poma n° 2 a Roma.
Nel corso degli anni furono svolte svariate indagini e ipotizzate varie piste investigative, e ha visto tre persone accusate del delitto tra il 1990 ed il 2011: dapprima Pietrino Vanacore (Monacizzo, 1932 - Torre Ovo, 2010), portiere dal 1986 al 1995 del palazzo teatro dell'omicidio, poi Federico Valle (Roma, 1972), nipote dell'architetto Cesare Valle che viveva nel palazzo, ed infine Raniero Busco (Roma, 1966), all'epoca dei fatti fidanzato di Simonetta Cesaroni, che all'epoca del processo, vent'anni dopo il delitto, sarà sposato con Roberta Milletarì e padre di due bambini.
Il delitto di via Poma appare all'opinione pubblica come un caso di cronaca nera che per troppi anni è stato segnato da errori gravi che ne hanno compromesso le indagini, impedendo di scoprire l'autore dell'omicidio. Si sarebbero dovuti approfondire alcuni immediati elementi oggettivi, non era chiaro infatti si trattasse di un delitto passionale, attuato da qualcuno che Simonetta conosceva bene, oppure di un delitto casuale, attuato per ragioni istintive da qualcuno che la vittima non conosceva. Non si è mai avuta alcuna certezza che l'assassino fosse conosciuto dalla vittima, cosicché questa resta solo una delle tante supposizioni. Uno dei tanti misteri che hanno sempre circondato il caso fu il fatto che nessuno abbia visto l'assassino entrare nella scala B e poi uscirne, dal momento che per farlo doveva per forza passare dall'ingresso principale del palazzo.