sabato 15 giugno 2013

Piero Piccioni e lo scandalo politico


Piero Piccioni querelò per diffamazione il giornalista e il direttore del periodico Vie Nuove, Fidia Gambetti. Sforza venne sottoposto ad un duro interrogatorio. Lo stesso PCI, movimento di riferimento del giornale e unico beneficiario "politico" dello scandalo, disconobbe l'operato del giornalista, che venne accusato di "sensazionalismo" e minacciato di licenziamento.

Nemmeno sotto interrogatorio Sforza citò mai direttamente il nome della fonte da cui ufficialmente veniva la notizia, limitandosi ad affermare che provenisse da «...ambienti dei fedeli di De Gasperi».

Anche il padre del giornalista, un influente docente di filosofia all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", suggerì al figlio di ritrattare, consiglio vivamente sostenuto anche dal celeberrimo "principe del foro" Francesco Carnelutti, che aveva preso le parti dell'accusa per conto di Piccioni.

L'avvocato di Sforza, Giuseppe Sotgiu (già presidente dell'Amministrazione provinciale di Roma ed esponente del PCI) si accordò col collega, e il 31 maggio Sforza ritrattò le sue affermazioni. Come ammenda, versò 50.000 lire in beneficenza alla "Casa di amicizia fraterna per i liberati dal carcere", ed in cambio Piccioni lasciò cadere l'accusa.

Nonostante che nell'immediato lo scandalo per la DC apparisse così escluso, ormai il nome di Piccioni era stato citato ed in seguito sarebbe ritornato alla ribalta.

Intanto, durante l'estate, il caso sparì dalle pagine di cronaca.

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