Piero Piccioni e lo scandalo politico
Piero Piccioni querelò
per diffamazione il giornalista e il direttore del periodico Vie Nuove,
Fidia Gambetti. Sforza
venne sottoposto ad un duro interrogatorio. Lo stesso PCI, movimento di riferimento del
giornale e unico beneficiario "politico" dello scandalo, disconobbe l'operato
del giornalista, che venne accusato di "sensazionalismo" e minacciato di
licenziamento.
Nemmeno sotto
interrogatorio Sforza citò mai direttamente il nome della fonte da cui
ufficialmente veniva la notizia, limitandosi ad affermare che provenisse da
«...ambienti dei fedeli di De Gasperi».
Anche il padre del
giornalista, un influente docente di filosofia all'Università
degli Studi di Roma "La Sapienza", suggerì al figlio di ritrattare,
consiglio vivamente sostenuto anche dal celeberrimo "principe del foro" Francesco
Carnelutti, che aveva preso le parti dell'accusa per conto di Piccioni.
L'avvocato di Sforza,
Giuseppe Sotgiu (già
presidente dell'Amministrazione provinciale di Roma ed esponente del PCI) si
accordò col collega, e il 31 maggio Sforza ritrattò le sue affermazioni. Come
ammenda, versò 50.000 lire in beneficenza alla "Casa di amicizia fraterna per i
liberati dal carcere", ed in cambio Piccioni lasciò cadere l'accusa.
Nonostante che nell'immediato lo scandalo per la DC apparisse così escluso, ormai il nome di Piccioni era stato citato ed in seguito sarebbe ritornato alla ribalta.
Intanto, durante l'estate, il caso sparì dalle pagine di cronaca.
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