giovedì 13 giugno 2013

Pietro Pacciani

Dopo l'omicidio degli Scopeti (l'ultimo della serie) le indagini proseguono intensamente ma, fino al 1991, non ci sono sviluppi significativi. La SAM (Squadra Anti-Mostro), il pool di forze dell'ordine che indagava solo ed esclusivamente sugli omicidi seriali delle colline fiorentine dal 1984, era capeggiata da Ruggero Perugini. Pietro Pacciani diventò il sospettato numero uno della SAM nel 1991, mentre si trovava in carcere per la condanna di stupro nei confronti delle sue due figlie; anche una lettera anonima risalente al 1985 invitava gli inquirenti ad indagare su di lui. Il pool di Perugini, oltre alla lettera anonima, aveva il nome di Pacciani schedato nel computer fra le molte persone aventi le caratteristiche per essere il mostro.olo a metà degli anni novanta, con l'arrivo a capo della Squadra Mobile di Firenze di Michele Giuttari le indagini si concentrarono, anche su alcuni amici di Pacciani coinvolti nella vicenda: Mario Vanni, Giancarlo Lotti, Fernando Pucci e Giovanni Faggi (quest'ultimo prosciolto nel 1996 da ogni accusa riguardante gli omicidi). Il ruolo di Pacciani nell'inchiesta mutò con il passare del tempo: all'inizio fu accusato e condannato in primo grado come unico esecutore dei delitti ma successivamente, dopo l'assoluzione in secondo gradi, gli inquirenti lo valutarono, nell'accusa dei successivi processi contro Lotti e Vanni, come leader del gruppo di assassini noto come "compagni di merende" e non più come serial killer solitario.
Nato ad Ampinana il 7 gennaio 1925, ex partigianosoprannominato "il Vampa" per una bravata che gli aveva ustionato il viso, Pacciani era un uomo collerico, perverso e violento indipendentemente dalle accuse riguardanti i delitti del mostro. A ventisei anni Pacciani sorprende l'allora fidanzata, Miranda Bugli (appena quindicenne), in atteggiamenti intimi con un altro uomo, tal Severino Bonini di 41 anni e uccide a coltellate il rivale costringendo poi la ragazza ad avere un rapporto sessuale proprio accanto al cadavere; al processo per quel delitto l'imputato dichiarerà d'essere stato accecato dal furore avendo visto la fidanzata denudarsi il seno sinistro(proprio quello che negli ultimi due delitti venne asportato alle vittime femminili del pluriomicida). Per questo omicidio Pietro Pacciani è condannato a 13 anni di carcere che sconta in pieno. L'analogia di questo delitto con quelli del "mostro" sarà l'intuizione e l'indizio principe che porterà gli inquirenti ad indagare seriamente su Pacciani.
"Il Vampa" era un agricoltore perverso e violento, un "lavoratore della terra agricola" (come lui stesso amava definirsi). L'opinione pubblica fu sostanzialmente divisa in due sulla sua colpevolezza.Ciò che è biograficamente certo, al di là delle varie teorie sull'identità del mostro, è che Pietro Pacciani era un personaggio tanto primitivo quanto particolare: bugiardo cronico, poeta e pittore autodidatta per hobby, cimentatosi in mille mestieri. La sua indole violenta si riversò negli anni sulla moglie, Angiolina Manni, una donna semi-inferma di mente (bastonata e costretta a rapporti sessuali) e sulle due figlie Rosanna e Graziella, nutrite con cibo per cani, picchiate, violentate con falli artificiali e zucchine, costrette a visionare foto pornografiche del padre ripresosi in pose oscene.
Pacciani viene arrestato con l'accusa di essere l'omicida delle otto coppie di giovani il 17 gennaio 1993. Difeso dall'avvocato Pietro Fioravanti, il 1º novembre 1994 inizia il processo di primo grado, che rivela anche le atroci violenze familiari commesse dal contadino, e che si conclude con la condanna dell'imputato all'ergastolo da parte del tribunale di Firenze con l'accusa di essere il responsabile di quattordici dei sedici omicidi per cui era imputato. Il verdetto si ribalterà però due anni più tardi, nel secondo grado di giudizio. Infatti, il 13 febbraio 1996Pacciani (in carcere da 1.100 giorni) è assolto dalla Corte d'appello per non aver commesso il fatto. Il magistrato presidente della corte d'Assise, Francesco Ferri, critica aspramente l'impianto accusatorio contro Pacciani (mettendo poi, nero su bianco, tutte le critiche all'indagine in un libro); l'assoluzione viene chiesta anche dal Pubblico Ministero Piero Tony. Successivamente però, il 12 dicembre 1996, la Cassazione annulla l'assoluzione e dispone un nuovo processo d'appell0, che Pacciani non potrà subire a causa della sua morte avvenuta in data 22 febbraio 1998. Il processo d'appello a carico di Pacciani fu giudicato viziato da un errore tecnico, che non consentì di sentire e verbalizzare le testimonianze di quattro persone (i testi Alfa, Beta, Gamma e Delta), tra i quali c'era anche Lotti, che pochi mesi dopo si autoaccuserà di alcuni degli omicidi come complice di Vanni e Pacciani.
Per la condanna di Pacciani in primo grado sono stati valutati vari elementi, perlopiù di valore indiziario. Intercettazioni ambientali di violenti rimproveri alla moglie Angiolina (che in sé non provavano niente, ma che indebolirono l'immagine del contadino), una cartuccia per pistola (in appello poi giudicata come "prova inquinata") compatibile con i bossoli trovati sui luoghi degli omicidi e rinvenuta nell'orto di Pacciani, alcuni oggetti che l'accusa ritenne appartenessero ad alcune delle vittime oltre alle testimonianze di alcune persone che lo riconobbero nei luoghi degli omicidi perlopiù in veste di guardone.Un elemento dapprima trascurato nei processi contro Pacciani fu l'insieme dei grossi movimenti di denaro sul conto bancario dell'agricoltore, cifre forse troppo cospicue all'epoca dei fatti per un semplice contadino quale lui era. I soldi di Pacciani vennero presi in considerazione, come indizio del coinvolgimento del contadino nei delitti, solo nelle inchieste successive alle condanne ai compagni di merende, quando si ipotizzò che Pacciani e i suoi compari di bevute ricevessero denaro per eseguire gli omicidi su commissione da parte di mandanti mai identificati.
Nel luglio del 1996, la moglie chiede la separazione da Pacciani, e anche dopo l'assoluzione del marito decide di abbandonare la casa coniugale e chiudere ogni relazione con il marito. Angiolina Manni è morta nel 05 all'età di 80 anni. Nel dicembre del 1996, Pacciani viene rinviato a giudizio per sequestro e maltrattamenti ai danni della moglie. In particolare gli inquirenti addebitavano a Pacciani di aver aggredito la moglie nel 92, al ritorno della stessa da un interrogatorio durante il quale la signora avrebbe rilasciato dichiarazioni compromettenti per il marito a causa del possesso di un fucile mai denunciato, anche se si trattava di un'arma che non era sicuramente quella usata per uccidere le coppiette.. La reazione di Pacciani fu registrata e ascoltata in diretta dalla polizia che aveva apposto alcune microspie nella casa del contadino.
Il 22 febbraio 98, Pietro Pacciani viene trovato morto nella sua abitazione di Mercatale con i pantaloni abbassati e il maglione tirato in alto fino al collo. Un esame tossicologico rivela nel sangue tracce di un farmaco antiasmatico fortemente controindicato per lui (che non soffriva di asma ed era invece affetto da una malattia cardiaca). Le circostanze sospette della morte provocano ulteriori ombre sulla vicenda che sembrava essere giunta ad una conclusione. Pacciani infatti, dopo la sentenza di assoluzione di secondo grado, era tornato ad abitare nel suo casolare, dove la sera era solito "barricarsi in casa", sprangando la porta e tutte le serrande, quasi avesse timore di qualcosa (così come confermato dalle testimonianze dei vicini). La sera in cui i Carabinieri lo trovarono morto nella sua abitazione, la porta e le finestre erano completamente spalancate, e le luci spente.
Le successive intercettazioni telefoniche, relative al "caso Narducci" (vedi apposito paragrafo sotto), fanno emergere la possibilità che Pacciani sia stato ucciso dagli appartenenti ad una setta satanica-esoterica perché colpevole di averli traditi, magari proprio da coloro che l'avrebbero ingaggiato per i delitti. L'ipotesi che Pacciani non morì per una casualità (teoria che non ebbe poi alcun sviluppo investigativo significativo), fu criticata da coloro che ricordavano come "il Vampa" fosse, nel 1998, anziano pluriinfartuato e sicuramente poco attento alla propria salute per indole naturale.[

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