giovedì 13 giugno 2013

Giancarlo Lotti


Giancarlo Lotti, detto Katanga, fu condannato a 30 anni di reclusione per i delitti del mostro; come Mario Vanni era nato anch'egli a San Casciano in Val di Pesa il 16 settembre del 1940. Figlio unico, rimasto orfano di entrambi i genitori in giovane età, era un disoccupato che in precedenza aveva sempre svolto solo piccoli lavori saltuari e viveva solamente grazie agli aiuti del parroco del paese, che gli aveva trovato anche un alloggio in cui poter abitare.

A differenza di Vanni e Pacciani, che protestarono sempre la loro innocenza, Lotti rese confessione, e accusò in maniera precisa Pacciani e Vanni. fornendo particolari di alcuni omicidi cui aveva assistito e autoaccusandosi dell'omicidio dei due ragazzi tedeschi.Per giustificare la sua partecipazione ai delitti, Lotti asserì di esservi stato costretto da Pacciani e Vanni, i quali lo avrebbero minacciato di rivelare in paese la sua omosessualità; Giancarlo Lotti era infatti omosessuale (o perlomeno bisessuale) ed una sera Pacciani e Vanni lo avrebbero scoperto in atteggiamenti intimi con un altro uomo. Addirittura Lotti rivelò che in un'occasione lo stesso Pacciani gli avrebbe fatto delle avances.

Le testimonianze di Lotti si rivelano decisive nel chiarire molti aspetti della vicenda, nonostante il legale dello stesso Lotti e alcuni periti lo indichino come un teste poco attendibile

Va detto che nel corso del dibattimento processuale ai cosiddetti "compagni di merende" e nei controinterrogatori fatti al Lotti dalla difesa di Mario Vanni (Avv. Nino Filastò) si evidenziarono infatti numerose incongruenze in ciò che riportava lo stesso Lotti; in pratica il Lotti riferì alcuni fatti e particolari dei delitti che oggettivamente non potevano essere considerati attendibili. Giancarlo Lotti viene scarcerato il 15 marzo 2002 per gravi motivi di salute e il 30 marzo successivo, muore all'ospedale San Paolo di Milano a causa di un tumore al fegato.

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