Giancarlo Lotti
Giancarlo Lotti, detto
Katanga, fu condannato a 30 anni di reclusione per i delitti del mostro; come Mario
Vanni era nato anch'egli a San Casciano in Val di Pesa il 16 settembre del 1940. Figlio unico, rimasto orfano di entrambi
i genitori in giovane età, era un disoccupato che in precedenza aveva sempre
svolto solo piccoli lavori saltuari e viveva solamente grazie agli aiuti del
parroco del paese, che gli aveva trovato anche un alloggio in cui poter
abitare.
A differenza di Vanni
e Pacciani, che protestarono sempre la loro innocenza, Lotti rese
confessione, e accusò in maniera
precisa Pacciani e Vanni. fornendo
particolari di alcuni omicidi cui aveva assistito e autoaccusandosi dell'omicidio dei due ragazzi tedeschi.Per giustificare la sua partecipazione ai
delitti, Lotti asserì di esservi stato costretto da Pacciani e Vanni, i quali lo
avrebbero minacciato di rivelare in paese la sua omosessualità; Giancarlo Lotti
era infatti omosessuale (o perlomeno bisessuale) ed una sera Pacciani e Vanni lo
avrebbero scoperto in atteggiamenti intimi con un altro uomo. Addirittura Lotti
rivelò che in un'occasione lo stesso Pacciani gli avrebbe fatto delle
avances.
Le testimonianze di
Lotti si rivelano decisive nel chiarire molti aspetti della vicenda, nonostante
il legale dello stesso Lotti e alcuni periti lo indichino come un teste poco
attendibile
Va detto che nel corso
del dibattimento processuale ai cosiddetti "compagni di merende" e nei
controinterrogatori fatti al Lotti dalla difesa di Mario Vanni (Avv. Nino
Filastò) si evidenziarono infatti numerose incongruenze in ciò che riportava lo
stesso Lotti; in pratica il Lotti riferì alcuni fatti e particolari dei delitti
che oggettivamente non potevano essere considerati attendibili. Giancarlo Lotti
viene scarcerato il 15 marzo 2002 per gravi motivi di salute e il 30 marzo successivo, muore all'ospedale San
Paolo di Milano a causa di un tumore
al fegato.
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